Covid-19: terra dei negazionisti e di razionalizzazione

13.11.2020

"Il Covid-19 non esiste". "Si tratta di un complotto economico mondiale". "Tu conosci persone vicino a te morte di Covid-19"? "Lo sai che le ambulanze girano per le strade di notte vuote solo per incuterci paura"? Queste sono solo alcune delle frasi che abbiamo letto e sentito più volte negli ultimi mesi dai famosi negazionisti del Covid-19, che hanno anche organizzato manifestazioni e cortei sul territorio nazionale. Andiamo a vedere allora cosa é il negazionismo in un' ottica psicologica.

Il negazionismo si manifesta in molte forme: intanto potremmo associarlo nella tradizione psicoanalitica ad un meccanismo di difesa maladattivo (negazione), anche se non sempre risulta avere un impatto negativo, specialmente nelle scelte a breve termine, perché in qualche modo concede del tempo per poter modificare o aggiustare una situazione di sconforto e di malessere. Quando invece la negazione viene utilizzata come meccanismo di difesa duraturo e persistente nel corso del tempo, diventa non solo un rischio per l'individuo, ma un pericolo anche per gli altri.

Talora il negazionismo viene confuso con la razionalizzazione, anche essa  meccanismo di difesa che nella tradizione psicoanalitica recita: "tentativo di giustificare, attraverso comportamenti, ragionamenti ed argomenti un fatto o processo relazionale che il soggetto ha trovato angoscioso. In altre parole, la razionalizzazione consiste nel costruire attribuzioni, ipotesi o ragioni esplicative "di comodo", per poter contenere e gestire l'angoscia".  La razionalizzazione ad esempio può essere rintracciata tra coloro che non curanti delle legge o delle disposizioni in materia anti Covid-19, forniscono una loro spiegazione dei fatti, razionalizzata, e quindi ad esempio non usano mascherine, si raggruppano e non prendono nessun tipo di precauzione per evitare il contagio e la diffusione del virus.

Spesso la razionalizzazione viene confusa con il negazionismo ma ci sono evidenti differenze. Un "razionalista" non nega, minimizza. Un "razionalista" ad esempio potrebbe dire che il Covid-19 non é altro che una semplice febbre come tante (non ne nega l'esistenza, ne diminuisce la pericolosità).

Il negazionismo invece funge da scudo protettivo contro l'ansia generata da una data situazione. Negare quindi che il Covid-19 esista davvero potrebbe essere piú semplice e meno dispendioso in termini di energia e sacrificio rispetto al modificare i nostri comportamenti e pensieri di fronte ad una minaccia persistente. Un negazionista allora potrebbe semplicemente dire "Il Covid-19 é solo un inganno".

Perché però alcuni razionalizzano o negano? Molto ha a che fare con il senso di controllo di ogni individuo rispetto a una minaccia esterna. Bisognerebbe però capire anche come la pandemia è stata gestita su diversi fronti. Se facciamo un excursus su come appunto é stata "pubblicizzata mediaticamente", le notizie che ci piombavano anche a livello internazionale, dal Regno Unito con l'immunità di gregge di Boris Johnson, alle frasi shock di Donald Trump negli Stati Uniti, bisogna ammettere che nel corso dei mesi ci sono state contraddizioni, disinformazione e confusione. Tutto ciò ha generato sicuramente una sorta di "mito della pandemia" dove ognuno si sentiva legittimato a dire la propria secondo una diversa fonte di riferimento. Va da sè che i due meccanismi di difesa, negazione e razionalizzazione, si sono annidati e rinforzati sempre di più a livello mondiale. Il negazionismo come sappiamo é un fenomeno non nuovo é avvenuto per moltissime questioni: il riscaldamento globale, l'Olocausto, l'AIDS, i vaccini, ecc. Memorabile e triste la storia di questa mamma, Christine Maggiore, HIV-AIDS negazionista, ormai in AIDS conclamato, perché da sieropositiva ha rifiutato la terapia anti-retrovirale, e che continuava ad allattare al seno i suoi due bambini condannandoli a morte come poi ha condannato se stessa.

Come ci si comporta/relaziona di fronte a un negazionista? Citando Valter Vecellio, giornalista, "Una risposta buona per tutte le stagioni forse non esiste, probabilmente si deve agire con pragmatismo, equilibrio e buon senso di volta in volta; ma il dilemma alla fine è questo: come comportarci di fronte alla menzogna? Contestarla e legittimarla o lasciarla senza risposta con possibili e immaginabili conseguenze, tanto più in questi tempi di virali e velocissime fake news?".

Ai posteri l'ardua sentenza.

Mauro Bruzzese, psicologo (PsicologON)